Nacque a Conselice (Ravenna) il 21 febbraio 1888, da Luigi e Maria Tabanelli.
Iniziò a lavorare sin da bambino come bracciante e morì deputato. Dedicò totalmente la sua vita alla causa della classe nella quale era nato: da attivista, capolega o dirigente, per lui la lotta di classe era l’unica strada che i lavoratori potevano percorrere per la propria emancipazione.
A sedici anni iniziò la sua militanza all’interno del Movimento giovanile socialista e nel 1908 si iscrisse al Psi.
Si dedicò soprattutto all’organizzazione sindacale ed alle lotte bracciantili e contadine della sua Romagna. A vent’anni era già dirigente di cooperative agricole e di lavoro.
Alla vigilia della Prima guerra mondiale venne chiamato a reggere le sorti della Camera del lavoro di Budrio, uno dei principali centri agricoli e bracciantili del bolognese; ma fu quasi subito richiamato al fronte. Solo nel 1919 fu congedato e poté riprendere il suo posto e rappresentare braccianti e mezzadri ai congressi e ai convegni che si tennero in preparazione della grande agitazione agraria del 1920: Fabbri fu uno dei componenti del Comitato che guidò ottanta mila contadini. Per aver propagandato ed organizzato un’esazione verso coloro che osteggiarono la lotta contadina, nella primavera del 1921 fu colpito da mandato di cattura ed arrestato con l’accusa di aver “con minacce di grave danno alle persone e agli averi (…) rubato forti somme a vari proprietari di Budrio”.
Venne presentato dalla Federazione bolognese del Psi, quale “candidato di protesta”, alle elezioni politiche del 15 maggio 1921 come gesto di solidarietà e protesta per l’imputazione ricevuta nel 1920. Scarcerato, condusse una tenace azione propagandistica antifascista e venne eletto deputato nel collegio dell’Emilia. Al XX Congresso nazionale del PSI (Milano, 15-17 aprile 1923) fu prescelto per entrare a far parte della direzione del Partito. Venne nuovamente rieletto al Parlamento durante le elezioni dell’aprile 1924 e, dopo l’assassinio di Matteotti, partecipò alla protesta antifascista dell’Aventino.
Il primo maggio del 1926, a Bologna, venne nuovamente arrestato mentre distribuiva volantini che inneggiavano alla Festa del lavoro.
Nella seduta del 9 novembre 1926 fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare assieme agli altri deputati antifascisti per essere “venuti meno alla prescrizione prevista dall’articolo 49 dello Statuto: quella di esercitare la funzione di deputato col solo scopo del bene inseparabile del re e della patria”.
L’11 novembre 1926, perquisito e trovato in possesso di un ordine del giorno del Comitato provinciale socialista bolognese, fu arrestato e condannato al confino per cinque anni. Inizialmente relegato nella colonia di Favignana, dal marzo 1927 fu trasferito ad Ustica (dove in ottobre venne denunciato al Tribunale speciale e poi scarcerato il primo agosto 1928) e infine a Ponza: qui fu condannato (4 dicembre 1928) dal tribunale di Bologna per il reato di “incitamento all’odio fra le classi sociali in modo pericoloso per la pubblica tranquillità mediante distribuzione di manifestini sovversivi avvenuta in territorio di Castelfranco Emilia in occasione del primo maggio 1926”.
Nel novembre 1931, venne finalmente rilasciato e peregrinò a lungo in cerca di lavoro: tornò a Bologna; passò da Firenze (presso la sua famiglia) e infine a Milano (agosto 1933).
Durante la Resistenza divenne Presidente della IV zona del Corpo volontari della libertà (CVL) di Como e su designazione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) locale fu nominato sindaco di Mirabello Comasco (30 aprile – 17 novembre 1945), comune nel quale ricoprì anche vari incarichi sindacali: organizzò il Movimento contadino in Lombardia e successivamente divenne Segretario generale della Confederterra nazionale per la corrente socialista.
Fu uno dei 440 componenti della Consulta nazionale (25 settembre 1945 – 9 marzo 1946), designato in rappresentanza della Camera.
Dopo il Congresso del 5-6 maggio 1946, divenne uno dei componenti della Commissione esecutiva della Camera del Lavoro di Milano.
Venne eletto Senatore per le liste del Fronte democratico popolare (18 aprile 1948) nel collegio di Terni e fu rieletto al Senato, nelle liste del PSI, per l’Umbria, (elezioni del 1953 e del 1958). Partecipò ripetutamente alla Commissione di agricoltura.
Morì a Roma il 7 novembre 1966.
Biografia
Fabbri Luigi
data sconosciuta - in vita
Annalisa Bertani